
Nel suo primo libro, viene citato come originale postulatore tale Edward A. Murphy Jr, ingegnere dell'aviazione americana. Nulla di certo è noto di questa figura.
Edward A. Murphy Jr. pare fosse uno degli ingegneri degli esperimenti con razzo-su-rotaia fatti dalla US Air Force nel 1949 per testare la tolleranza del corpo umano all'accelerazione (USAF project MX981). Un esperimento prevedeva un set di 16 accelerometri montati su diverse parti del corpo del soggetto. C'erano due maniere in cui ciascun sensore poteva essere incollato al suo supporto, e metodicamente qualcuno li montava tutti e 16 nella maniera sbagliata.
Murphy pronunciò la sua storica frase,
| « se ci sono due o più modi di fare una cosa, e uno di questi modi può condurre a una catastrofe, allora qualcuno la farà in quel modo. » |
che fu riportata dal soggetto del test (il maggiore John Paul Stapp) a una conferenza stampa pochi giorni più tardi.
Doveroso quindi pubblicarne uno stralcio dell'immenso sapere anche qui (fonte: http://www.cli.di.unipi.it/~scotto/HeS/Murphy/Murphy01.html) ..:


La vita non è un videogioco: non c’è nessun mondo da salvare, nessun fungo su cui saltare, nessun incantesimo da castare, nessun nemico da fraggare, nessuna carrucola con il pollo in mezzo da usare. Il videogioco di contro ci permette di riavvolgere il nastro del tempo e di poter rivivere ogni scelta o decisione, riparare ai nostri errori, ricominciare una partita per ottenere un punteggio migliore.
La vita no.
Scorre in maniera lineare, da un punto A ad un punto B, senza nessuna fermata intermedia.
Tutto ciò è ancora più dolorosamente presente nelle nostre menti in questi giorni in cui siamo letteralmente bombardati da immagini, parole, suoni che ci riportano all’Abruzzo e alla sua tragedia. La prima reazione, consapevole o meno, giusta o meno, è quella di voltare lo sguardo: l’incredulità e il rifiuto prendono il sopravvento, ci chiediamo dove è il pulsante “Start New Game”.
Ma anche se la vita non è un videogioco, qualcosa il videogioco ci può insegnare: quante volte infatti non ci siamo fatti abbattere da quel nemico invincibile, da quell’enigma irrisolvibile, da quella chiave introvabile?
E anche oggi, in questo dolore, in questa fatica, non ci è chiesto si spegnere il televisore, di scappare o di voltare lo sguardo. Sarebbe troppo facile. Ma dobbiamo invece rimboccarci le maniche e diventare protagonisti di questa storia, della nostra storia.
Non facciamo finire questa partita, non rinunciamo all’azione: Never Game Over.
Pubblicato su www.nevergameover.it ( http://www.nevergameover.it/?p=162 )

Alcune domande possono essere considerate le fondamenta dell'umanita; dopo Chi sono? e Da dove vengo?, ecco le pietre miliari della vita di ognuno di noi..
1) Come mai le donne non riescono a mettersi il mascara tenendo la bocca chiusa?
2) Come mai per chiudere Windows si debba cliccare su 'start'?
3) Come mai la Lemonsoda è fatta con aromi artificiali e nel detersivo per i piatti trovi vero succo di limone?
4) Quando producono un nuovo cibo per cani 'più gustoso', in realtà chi lo ha assaggiato?
5) Perché Noè non ha lasciato affogare quelle due zanzare?
6) Perché sterilizzano l'ago prima di praticare le iniezioni letali?
7) Conoscete le indistruttibili scatole nere degli aerei? Perché cavolo non ci fanno tutto l'aereo con quella roba???
8) Perché le pecore non si restringono quando piove?
9) Se volare è così sicuro, come mai quello dell'aeroporto lo chiamano Terminal?
Ah, la vita...
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Il pezzo con cui è nato Never Game Over (www.nevergameover.it) ... il primo passo nella leggenda..;)
L’attuale panorama della critica videoludica o semplicemente i luoghi dove si parla di videogames sono afflitti da due problemi principali: il primo è che le logiche commerciali/politiche stanno sempre più incidendo in maniera profonda sulla libertà di espressione che la stessa parola “critica” richiederebbe; il secondo è che spesso il tono utilizzato è troppo serioso, nel tentativo di inquadrare il giocatore in categorie, schemi, associazioni, quasi supponendo che si possa elevare in maniera artificiosa e barocca il medium attraverso gabbie concettuali superflue.
Così facendo si elide però una realtà estremamente importante, ovvero la singolarità dell’individuo con tutte le sue sfaccettature (di cui il videogioco fa sicuramente parte). Oppure si banalizza il discorso, riducendo qualsiasi dibattito ad una sequela di opinioni binarie (o è bianco o è nero) a cui è difficile sfuggire.
Il nostro tentativo non vuole essere la salvezza del mondo dove affermiamo in maniera supponente di essere in grado di superare questo o quel problema, ma semplicemente vogliamo parlare della nostra passione, raccontarci e condividere con voi queste esperienze.
Per questo sul nostro sito troverete quindi racconti, frammenti di vita, impressioni, forse non sempre interessanti per tutti, ma capaci (speriamo) di trasmettere la passione che ci muove.
Perché noi siamo quelli che non vogliamo mai mollare, quelli che quando ci fanno cadere ci rialziamo più forti di prima, quelli che vogliono credere nei loro sogni , quelli per cui i videogiochi sono parte fondamentale della nostra vita, quelli che… Never Game Over…
